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WALL OF DOLLS
ArtCapital 2020
PARIGI, Grand Palais, 12 - 16 febbraio 2020
Andrea Fallini
Approfittando dell’architettonica cornice del Grand Palais di Parigi, BZanconato ha proposto ad ArtCapital 2020
la sua installazione intitolata “WALL OF DOLLS”.
Il tema che ha ispirato l’opera è quello della violenza sulle donne e in particolare il fenomeno dei femminicidi
che quotidianamente è alla ribalta delle cronache anche in quei Paesi in cui la questione femminile, 
tradizionalmente, appare cosa del passato.  
Ad ogni fatto di violenza viene riproposta la questione dell’educazione, più come una cantilena che come soluzione vera:  
quella maschile per un maggiore rispetto delle partners, quella femminile per una maggiore capacità di difesa.
 
Ma è l’educazione la chiave di tutto?  
E se sì, quale educazione? 
E’ proprio questa la domanda che BZanconato ha presentato a Parigi, in modo esplicito, grafico e quasi pop,
con la sua installazione
 dalle lettere multiformi e multicolori (IS EDUCATION THE KEY? ) 
con l’ intento di proporre una riflessione sullo stato dei rapporti di genere e sulla necessità di nuovi paradigmi.
Come è tipico delle modalità espressive dell’Artista, altamente simboliche e ricche di connessioni a molteplici livelli interpretativi, anche la collocazione temporale della presentazione di “WALL OF DOLLS” al Grand Palais assume un significato importante.
Infatti, la concomitante ricorrenza di S. Valentino, la festa degli innamorati, non è casuale. 
E così, sulla base di questa osservazione, il tema di partenza si arricchisce e si focalizza sull’amore
e su come, in alcuni casi, un sentimento così positivo possa tramutarsi in folle violenza. 
Si concentra sulla questione dei rapporti e dei ruoli di genere all’interno della coppia; 
di come questi ruoli, nel profondo, si trasmettano di generazione in generazione senza adattarsi ai nuovi tempi. 
Evidenzia l’assurdo principio di una gerarchia all’interno di tali ruoli
e l’inaccettabile associazione del concetto di amore a quella del possesso dell’altra persona:
 l’assurdità dell'idea dell’uomo cacciatore e della donna preda.
Assurdità dalla quale è derivata la duplice morale per cui il valore del maschio aumenta all’aumentare delle prede catturate
mentre diminuisce quello della donna nel momento in cui diviene una preda più agevole. 
Eppure, nonostante i tempi siano cambiati, lo stereotipo del macho/maschio-alfa e della donna dedita alla casa ed alla famiglia, sottomessa al suo uomo, resta attuale nell’immaginario di molti e di entrambi i generi.
Sono ancora tanti i comportamenti quotidiani che riflettono questa mentalità antiquata,
fortemente imperniata sulla differenziazione dei generi, su un sessismo che, sin dalla prima infanzia
 (si pensi ai fiocchi colorati che decorano le culle), tende a specializzare maschi e femmine
secondo ruoli, comportamenti, regole morali diverse. 
Verso il potere, la ricchezza, il successo e il comando, i primi;  
verso la docilità, la sottomissione, il matrimonio e la cura della famiglia, le seconde.
Ma i tempi sono cambiati.
La vita contemporanea ha riservato un ruolo sempre più importante alla donna anche fuori dalle mura domestiche.
La crisi economica ha mostrato come tante donne abbiano indossato i panni del capofamiglia,  
sorreggendo anche economicamente, con il loro lavoro e le loro capacità, l’intera famiglia. 
Sostituendosi, in tanti casi, al marito/compagno che magari nel frattempo aveva perso il lavoro
(e spesso, aggiungendo agli impegni lavorativi, quelli domestici e di cura dei figli).  
Perché quindi sottostare al compagno, quando la quotidianità dimostra che le tradizionali gerarchie di coppia non sono più valide?  
Di fronte a queste legittime questioni sollevate da molte donne, si rivela l’incapacità di tanti uomini di cogliere
il cambio di prospettiva in atto e di interiorizzare che il ruolo a cui sono stati preparati
sin dalla più tenera età non è più attuale e valido.  
E per alcuni, la messa in discussione del ruolo diviene messa in discussione della loro stessa persona, del loro stesso "io".
Da qui, forse, nei casi estremi, la folle violenza omicida. 
Violenza che, a vedere bene, è già implicita, anche se non immediatamente evidente, nel concetto di possesso dell’altro
incluso nella tradizionale visione di genere dell’amore, della coppia, della famiglia. 
Ed è per questo che BZanconato, oltre ai nomi delle donne uccise per femminicidio, nella parte posteriore degli elementi dell’installazione ha raffigurato dei rettangoli neri: simboli degli uomini che si sono macchiati di femminicidio. 
Anche loro, in fondo, vittime di un clima, di una società, di una cultura e di una educazione che, sulla loro pelle,
si sono dimostrati inadatti alla contemporaneità. 
Per lo stesso motivo, gli angeli, posti a testa in giù sul fronte dell’installazione, non presentano segni
di una identificazione di genere: simboli delle vittime di questa vetusta visione dell’amore
basato sul possesso e la divisione dei ruoli,  
sul vincolo di coppia che deve per forza essere eterno...


BZanconato invita a considerare la differenza di genere alla stregua delle differenze di colore degli occhi, dei capelli:
elementi distintivi di ciascuno di noi che non dovrebbero condizionare la vita.  
Da questa considerazione apparentemente semplice deriva però tutta una lunga serie di importanti conseguenze:
in primis l’assenza di simboli, di regole morali e comportamenti di genere. 
Infatti, a partire da questa visione davvero paritaria tra tutte le persone
(che renderebbe obsoleta ogni forma di femminismo e maschilismo),
le questioni riguardanti l’educazione, l’amore, la coppia, la famiglia, il lavoro si declinerebbero in modo diverso … 

Restringendo la questione agli aspetti delle relazioni di genere e di coppia,  
non si avrebbero più cacciatori e prede, 
ma persone, cresciute con gli stessi stimoli a scoprire se stesse ed il mondo, 
autonome e indipendenti (anche economicamente) e che, consapevolmente, 
scelgano di instaurare rapporti paritetici con i partners semplicemente perché l’amore è un sentimento e non un bisogno.
Persone ben consce che questi rapporti sono una sorta di magìa, bellissima ma fragile, in balia delle circostanze.  
Che la loro rottura è possibile se non probabile.  
E in tal caso, non deve rappresentare un fallimento personale a cui opporsi strenuamente,
reagendo con atti di inaudita violenza.
Al contrario, come ama sempre ricordare l'Artista, può rappresentare un momento di evoluzione 
da accettare nella convinzione che qualcosa di meglio ci aspetta.
Perché la vita è molto più ricca di quella che noi riusciamo ad immaginare.
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